Cronache dall’esilio XLII: La sagra delle password

16545648Diciamolo chiaro: siamo invasi dalle password, che sono una parte dell’ossessione dilagante per la sicurezza, continuamente protetta e continuamente violata nel mondo globale contemporaneo. Per accedere all’acquisto on line di un biglietto ferroviario ce ne vuole una, per fare un bonifico on line ce ne vuole più d’una, per un acquisto on line, per avere la fattura di un pasto in autogrill, per fare un innocente burraco on line, per accedere alla posta elettronica o al proprio profilo nei social network.

Sono reduce da una lunga procedura di accesso al portale TS (tessera sanitaria), che comprende l’attivazione di una PEC (Posta Elettronica Certificata), che ha il valore della vecchia raccomandata a ricevuta di ritorno, ed altri codici di sicurezza. Non ne ho cavato le gambe per circa dieci serate. Sono riuscito in tempo (c’era una scadenza) solo grazie ad un provvidenziale intervento umano. Già, perché come dice il celebre Catarella, il lunare esperto di “informaticcia” del Commissariato di Vigata, alla “guardia di passo” si può andare in quel posto (Andrea Camilleri, La luna di carta, 2005).

Per far fronte all’esigenze delle password una mente umana di normale dotazione da sola non ce la può fare, non c’è memoria sufficiente per ricordarsele tutte. Soprattutto quelle più recenti, che si sono complicate: quanti più dati sensibili (= molto privati) devono cercare di proteggere. Ci vuole un numero n di caratteri, che devono essere un mix di numeri, di lettere maiuscole e minuscole e di segni particolari (&%$£^ ecc.). Non c’è capacità mnemonica che tenga. Alla fine una persona se le segna da una parte: un foglietto nel portafogli, in un notes o altro, il quale vecchio oggetto cartaceo può tranquillamente cadere in altre mani con tanti saluti alla privacy. Oltre al fatto che i vari hacker, i nuovi pirati elettronici, un sistema per violarle lo trovano sempre.

Per paragonare le piccole private odissee ai grandi fatti della politica mondiale si pensi all’inquinamento russo (?) dei risultati delle elezioni presidenziali americane, o all’imprese di famigerati fratelli Occhionero, che hanno violato la posta elettronica del gota politico italiano e vaticano, senza contare wikileaks, vatileaks ecc., che poi letteralmente vuol dire perdita, fuoriuscita, insomma una pisciatina fuori del vaso.

Comunque da che mondo è mondo non c’è segreto che per sua natura non possa essere violato, prima o poi. Più segreti si hanno e più aumenta il rischio di essere gabbati.

Da Venerio
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