Leonardo da Vinci a Santa Fiora? Una misteriosa somiglianza dal sapore artistico

chiesa madonna delle neviIl viaggiatore, un po’ spaesato, che porterà faticosamente il suo piede nella nostra Terra, rimarrà beatamente affascinato dalle nostre bellezze: la gente rusticamente burbera ma simpatica per natura, la ricchezza delle immense distese erbose, la brezza frizzantina di quel mistero e fascino trasmessi da una terra antica che ha molto a cui dar voce. E quello scaltro viaggiatore che percorrerà la Cassia a sud di Siena, oppure la vecchia Strada Statale Amiatina per colui che giunge dal capoluogo maremmano, scorgendo il ricordo del dolce territorio della Val d’Orcia, vedrà a poco a poco ergersi all’orizzonte il Monte Amiata, maestoso e silente, in una perpetua dormiveglia, che grazie alla sua natura vulcanica è dispensatore di ricchezze naturali. Dalle sue viscere ancora oggi sgorgano le acque calde ricche di zolfo o di altri minerali che sono state da sempre esaltate ed apprezzate per le loro capacità terapeutiche e costituiscono un’imponente ricchezza idrica che caratterizza da sempre questo rilievo vulcanico: non è un caso se l’origine del toponimo Amiata è stata da alcuni individuatanel latino ad meata, ossia «alle sorgenti».

Monte sacro agli Etruschi tuttora è ricco di fascino per i suoi boschi di abete, di castagno e di faggio, risonanti della musica degli animali liberi e padroni di se stessi, e nei quali si incastonano blocchi di roccia trachitica e, nascosto, cresce un ricco sottobosco abbondante di funghi, more, lamponi, bacche oltre a fiori di specie protetta come le orchidee: è dunque, il Monte Amiata, un angolo insolito e suggestivo nostra Terra, nel quale vivere in totale connubio con la natura. In un ambiente boscoso e ricco di acque come quello amiatino, sorge il paese di Santa Fiora, un piccolo borgo con un trascorso storico assai importante legato soprattutto alla famiglia degli Sforza.

Il fiume Fiora è l’elemento dominante di questo paese e sorge a 646 metri nella Peschiera, il bacino che raccoglie le acque del fiume e che custodisce un giardino quasi magico per la sua ricchezza vegetativa: utilizzata nel corso del Medioevo per la pesca delle trote, la Peschiera di Santa Fiora venne ristrutturata nel 1851 dalla famiglia Sforza, importante per il territorio, attraverso la costruzione di mura più alte. La grande vasca ospita ancora oggi varie specie ittiche ed ornitologiche tra cui trote, germani e cigni. Proprio accanto ad essa sorge la Chiesa della Madonna delle Nevi, o Chiesa della Peschiera per l’appunto, dal cui pavimento è possibile scorgere la sorgente d’acqua del fiume Fiora, in cui un tempo venivano immerse le fedi nuziali durante i riti matrimoniali, come segno di benedizione e buon augurio. Il nome della chiesa è legato alla leggenda di una nevicata avvenutadurante il periodo estivo, durante la quale l’immagine della Madonna venne portata via dalla sua nicchia e tornò per miracolo al suo posto da sola, lasciando le sue impronte sulla neve.

Il paesino di Santa Fiora però custodisce anche un altro incredibile segreto legato proprio aquesta Chiesa: protagonista di questo insolito mistero è la sua arte, collegata, forse, al più grande genio, artistico e non solo, di tutti i tempi. Vale la pena, quantomeno per curiosità, avventurarsi in questa storia comunque avvincente e affascinante.
Qualche tempo fa, proprio nella Chiesa della Madonna delle Nevi, tra il sapore antico della storia e il soave rumore dell’acqua che scorre e trascina con sé gli eventi, una ricercatrice indipendente di Trieste, Daniela Fogar, fece una strabiliante scoperta legata all’arte conservata gelosamente dalla Chiesa. Si tratterebbe di un ritratto in affresco di San Girolamo, piuttosto mal conservato, che però nasconde un segreto profondo: il volto, il taglio degli occhi e lo sguardo sono straordinariamente simili a quelli del maestro toscano Leonardo da Vinci e rimandano immediatamente al suo unico autoritratto che è a noi pervenuto, quello custodito nella Biblioteca Reale di Torino e grazie al quale possiamo conoscere l’anatomia e i lineamenti del volto di Leonardo. Il ritratto è stato riscoperto solamente negli ultimi anni poiché era al tempo coperto e danneggiato da una trave che ne ha provocato un foro all’altezza esatta del braccio e che avrebbe cancellato le mani del santo, distruggendo per sempre ciò che sorreggeva. Le somiglianze con il presunto padre Leonardo da Vinci sono davvero straordinarie: i lineamenti del viso ed il braccio che si trova nella tipica posizione a V spesso utilizzata dal genio vinciano nei suoi studi anatomici sono tali da far pensare che sia stato realmente dipinto dalla stessa mano, o perlomeno simile. Ma se l’autore non fosse realmente Leonardo da Vinci, forse era qualcuno che ne conosceva perfettamente il volto? Si tratta di un suo autoritratto o la mano che l’ha dipinto è tutt’oggi sconosciuta? Si sa, per certo, che a parte l’eccezione dell’Ultima Cena, solitamente il Maestro non produceva affreschi, il che potrebbe essere fuorviante per la soluzione dell’enigma, ma è altrettanto noto il legame di Leonardo con la famiglia Sforza a sua volta legata saldamente a questo territorio e che probabilmente lo avrebbe portato ad avventurarsi sino al paese amiatino. A ciò poi si aggiunge anche il mistero stesso del famoso Autoritratto di Leonardo, del quale abbiamo poche ed incerte notizie: sappiamo che dopo la suamorte, nel 1519, i manoscritti e il corpus dei disegni e appunti vinciani vennero lasciati in eredità al fedele collaboratore Francesco Melzi, che li custodì nella sua villa a Vaprio d’Adda, nel bergamasco. Successivamente gli eredi però sparpagliarono la collezione vinciana, senza lasciarne traccia alcuna. L’Autoritratto ricomparve solamente nel 1810 a Milano, quando venne copiato e riprodotto da Giuseppe Bossi in un’incisione del volume Del Cenacolo di Leonardo da Vinci, per poi scomparire nuovamente fino al 1840, quando un collezionista che lo aveva comperato, forse in Inghilterra o in Francia, lo vendette a Carlo Alberto di Savoia insieme a disegni di altri grandi artisti. Dalle collezioni Savoia confluì poi alla Biblioteca Reale di Torino. Che quindi, forse, nel corso dei suoi molteplici spostamenti, qualche traccia del famoso Autoritratto non sia arrivata proprio nel paesino amiatino di Santa Fiora? E se consideriamo anche il fatto che l’affresco non pare realizzato dalla stessa mano degli altri presenti sulle mura della chiesa, attribuiti al tratto di Francesco Nasini, un pittore famoso nella zona che li avrebbe realizzati nel 1640, il mistero forse affascina ancora di più. La cosa certa è che, anche solo il pensiero di potersi trovare al cospetto di una creatura che potrebbe rimandare al grande Maestro vinciano, è un’esperienza suggestiva e quasi mistica. Sedersi semplicemente ad ammirarlo significa respirare ogni singolo momento d’arte e lasciarsi trascinare nel vortice degli eventi, con la consapevolezza che, forse, quell’affresco un po’ mal ridotto possa raccontare la storia.

Leonardo da Vinci dunque arrivò a dipingere, o a farsi ritrarre, a Santa Fiora? La questione più importante che resta da chiarire, però, qualora le tesi fossero realmente esatte, starebbe nello stabilire quale sarebbe la relazione che lega la chiesetta di un piccolo paese arroccato sul silente e maestoso Monte Amiata a quello che forse è considerato oggi il più grande genio artistico e scientifico di tutti i tempi: Leonardo da Vinci.

 

 

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