Molti libri, pochi lettori

Una lista infinita di libri pubblicati solo nel 2017: libri di poesia, viaggi, cucina, romanzi, saggi, gialli, noir. Libri di autori italiani, inglesi, americani, giapponesi, coreani. Autobiografie, storie di ogni genere, dal fantasy al realismo più crudo, storie di montagne e storie di fantasmi, storie introspettive e graphic novel. I libri sono tanti, tanti da potercisi perdere in mezzo, da poterci costruire intere colonne dopo appena due ore passate in libreria. Ma non basta. Non basta avere una vasta scelta per trasformare un popolo in un popolo di lettori. I dati ISTAT parlano chiaro, i lettori in Italia sono sempre più una rarità.

Un lettore è colui o colei che legge almeno un libro all’anno per motivi che esulano dalla professione e dallo studio. Partendo da questo dato possiamo calcolare che in Italia i lettori sono solo il 40,5% della popolazione, dato preoccupante soprattutto se paragonato ad altre realtà come quella spagnola, dove i lettori superano il 60%, o addirittura quella norvegese dove si supera il 90%. Ad alzare la media italiana sono le donne (il 47,1& contro il 33,5% degli uomini) e i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni (51,1%). La ricerca ISTAT evidenzia il legame tra lettura, titolo di studio e differenze territoriali. Non è una novità il fatto che la maggior parte delle persone in Italia con un grado di istruzione elevato, vivono in aree urbane del Nord Italia, inutile quindi dire che una città come Milano o Bologna avrà più lettori rispetto a un paese dell’entro terra del Sud Italia.

La causa di questa poca vivacità culturale è spesso addossata alle politiche scolastiche che non impegnano abbastanza risorse nell’invito alla lettura. Una causa può essere ritrovata all’interno delle famiglie e alla comunità di provenienza. Basti pensare al numero sempre minore di biblioteche e librerie presenti in zone che non hanno una forte influenza universitaria.

 

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