Ospedale di Abbadia San Salvatore: il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini chiede una sostanziale ristrutturazione e un potenziamento inderogabile.

Luigi_Vagaggini_10 (1) copiaIl Sindaco Vagaggini: “Mi auguro discontinuità anche per quel che riguarda la soluzione delle problematiche relative all’ospedale di Abbadia S. Salvatore”

A seguito della nuova nomina del dott D’Urso a Direttore Generale della Azienda Sanitaria Locale Area Vasta Toscana Sud est, il Sindaco di Piancastagnaio, Luigi Vagaggini, ha così commentato.

«Per prima cosa vorrei fare esprimere il mio augurio al nuovo Direttore Generale, il dottor Antonio d’Urso, persona sicuramente qualificata e di esperienza, che va a sostituire nell’incarico il Dottor Enrico Desideri. Una scelta, quella del Presidente della Regione Enrico Rossi e dell’istituzione regionale, sicuramente nel segno della discontinuità rispetto a quello che era nelle richieste di politici del territorio, come quelle del Consigliere regionale e Presidente della Commissione Sanità e Salute, Stefano Scaramelli. Mi auguro che la stessa discontinuità, possa essere applicata anche in quel che riguarda le problematiche relative alla gestione e alla situazione dell’ospedale di Abbadia San Salvatore a cui, come Sindaco di Piancastagnaio, non posso che fare riferimento per quanto riguarda la tutela dei miei concittadini sia sotto l’aspetto sanitario che quello della salute. Un cambiamento che reputo assolutamente necessario sia per la Direzione Sanitaria, oggi a capo della dott.ssa Simona Dei che di quella Amministrativa, di cui oggi responsabile è il dott. Francesco Ghelardi. Un cambio di passo e di intenzioni rispetto alle gestione che abbiamo avuto in questi anni e che ha inciso profondamente sui servizi sempre meno disponibili presso la struttura sanitaria amiatina.»
«Al di là della installazione di strumentazione di diagnosi come la TAC, del resto attesa da molto tempo, l’ospedale di Abbadia San Salvatore ha subito una serie di ridimensionamenti e rischia di rimanere indietro sotto molti aspetti, col rischio di divenire una sorta di scatola vuota con l’assenza di servizi e prestazioni alla tutela della salute in realtà più che necessari, visto anche il tipo di utenza, prevalentemente anziana e la distanza dagli altri centri ospedalieri come, ad esempio, Siena, Nottola e Grosseto, con tortuose strade da percorrere e con i problemi legati al transito, in particolar modo nel periodo invernale.»
«Una discontinuità come possibile soluzione dei principali problemi e cause della situazione dell’ospedale amiatino, come il fatto che esso sia ancora privo di un primario in pianta stabile, essendo ancor oggi, il dott. Paolo Corradini, “primario a scavalco” tra Castel del Piano e Abbadia S. Salvatore. Una situazione transitoria che dura da troppo tempo, circa un anno e mezzo, a cui ho chiesto, direttamente alla Direttrice Simona Dei, la soluzione di questa situazione, con la nomina definitiva di un primario attraverso apposito concorso; richiesta rimasta però senza concreta risposta con una situazione di stallo che non può che incidere nella gestione e nella pianificazione dell’ospedale con scompensi a livello amministrativo e di direzione, a scapito dei servizi e tutele necessarie alla cittadinanza. Una mancata nomina che ha creato anche destabilizzazione tra il personale interno con passate richieste di trasferimento da parte di medici storici dell’ospedale, conoscitori a fondo della realtà socio sanitaria amiatina e delle necessità. Dunque, qualora avvenisse, si perderebbe il valore e il profondo know-how che questi professionisti mettono a disposizione dell’intera comunità.»
«Vorrei ricordare come l’ospedale non abbia più una unità cardiologica; sono stati infatti tolti i quattro posti letto, tutti monitorizzati e seguiti da cardiologi 24H. Non ci sono più cardiologi di stazza al Pronto Soccorso; essi sono presenti presso l’ospedale operando a livello ambulatoriale. Di fatto non abbiamo più una struttura di primaria importanza visto il tipo di popolazione che risiede sull’Amiata, con presenza di numerosi anziani con evidenti e conosciute problematiche.”
«Oltre a questo, Abbadia non ha più la presenza di un ortopedico, quando, almeno una volta a settimana, venivano eseguiti interventi anche in artroscopia. Non c’è più la presenza, pur quindicinale, di un pneumologo, medico specializzato nella diagnosi e nella cura delle patologie che interessano l’apparato respiratorio, situazioni spesso riscontrabili. L’ospedale non ha più una radiologia notturna e festiva. Non ci sono più tecnici per eseguire ecografie addominali. Nella sostanza siamo assistiti dai medici del 118 e delle emergenze che, con tutta la loro professionalità e volontà, non hanno però delle specializzazioni come quelle appena indicate. Un ospedale che non avendo più operatori qualificati al suo interno in queste problematiche, non può garantire tranquillità e serenità alle persone, specialmente quelle più anziane, in maggioranza sul territorio. Anche il reparto Chirurgia, esegue interventi di superficie e ambulatoriale; tutti gli altri interventi debbono essere eseguiti fuori. Per non ultimo, non ci sono più i due posti letto “Hospice”, particolarmente importanti nell’accompagnare con dignità i malati terminali nel percorso di fine vita, oggi costretti a passare questo triste passaggio all’interno delle abitazioni o strutture ben più lontane rispetto a quella di Abbadia San Salvatore.»

«Mi auguro dunque che le scelte a livello dirigenziale possano dare un concreto cambio di rotta e far tornare, quella di Abbadia S. Salvatore, una struttura sanitaria di riferimento non solo per i residenti amiatini ma anche per le zone limitrofe, con il fondamentale ripristino almeno delle unità di cardiologia e di pneuomologia. Il mio è dunque un appello e una richiesta di discontinuità rispetto alle attuali direzioni, sottolineando di condividere la scelta verso il dottor D’Urso che mi auguro porterà alla soluzione delle problematiche esistenti all’ospedale di Abbadia, attraverso un atteggiamento concreto verso la tutela della salute dei cittadini amiatini e lontano dai cosiddetti tavoli della politica.»

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