Ed eccoci in vista della piccola vallata; un colpo d’occhio di grande suggestione. Vigneti e prati costellati di antichi e nuovi ulivi circondati da dolci colline. Una conca dominata dall’abitato di Castelnuovo dell’Abate, un suggestivo centro medioevale arroccato sopra un’altura. Si percorre un tratto asfaltato che segue l’orografia del sito e si prosegue, a piedi, per un centinaio di metri di strada fino a raggiungere la Chiesa Abbaziale di Sant’Antimo, una delle costruzioni religiose più interessanti dell’architettura medievale. La pianta, a tre navate, terminante nella parte absidale con cappelle raggiate, lega questo edificio all’architettura romanica francese. E questo rapporto con l’arte d’oltralpe si spiega con la posizione dell’Abbazia costruita nei pressi della via “Francigena” percorsa dai pellegrini che provenienti dal Nord Europa si recavano a Roma, e per la storica relazione di Siena con la Francia. Ma anche l’altezza della navata centrale, nel suo sviluppo ascensionale, sottolinea la stessa derivazione. Vi sono però elementi lombardi riscontrabili nelle bifore del matroneo, nelle lesene, negli archetti pensili che ornano il robusto campanile risalente al secolo precedente. All’esterno, alle masse murarie in travertino, fa riscontro l’apparato architettonico interno costruito, per buona parte, in onice, una pietra proveniente da cave locali ancora attive fino a qualche tempo fa. Questi materiali, attraversati dai raggi della luce conferiscono all’edificio una particolare, calda doratura, specialmente in particolari ore del giorno. La chiesa fu costruita nel XII secolo ma prima, risulta da documenti, nel sito una Cappella Carolingia dell’814 anno della morte di Carlo Magno a cui una leggenda attribuisce la costruzione e, nel tempo, ha attraversato varie vicissitudini così come la vita di tutta l’abbazia, con periodi di grande splendore alternati ad altri di profondo abbandono fino al 1984 quando un gruppo di frati francesi Regolari Agostiniani Premostratensi, stabilitisi nell’Abbazia, l’hanno riportata all’originario rilievo architettonico e culturale; un centro importante della cristianità.
Purtroppo la Comunità Monastica non è più presente perché trasferita nell’Abbazia di San Michel de Frigolet nei pressi di Avignone dal Novembre del 2015 e ci dobbiamo accontentare di ascoltare in Chiesa il Canto Gregoriano, una volta intonato dai Frati nella messa vespertina domenicale, attraverso la riproduzione in un disco e non dal vivo. La loro partenza ha lasciato un vuoto incolmabile.
Il visitatore viene subito colpito dal luogo ameno e dall’imponenza dell’edificio ma difficilmente si sofferma su alcune parti decorative che ornano tutto l’edificio e, soprattutto, il portale della fiancata destra. I rilievi, che occupano principalmente i due stipiti e l’architrave dell’apertura d’ingresso rivelano, come nella tradizione, un profondo valore simbolico ricollegandosi a tutta la scultura della cattedrali medioevali. Gli elementi verticali del portale recano una decorazione ad intreccio di elementi geometrico-naturalistici di ricordo bizantino ma molto presenti ancora nella cultura figurativa romanica. I temi iconografici raffigurati nell’architrave, invece, sono tratti dai “Bestiari” e sono realizzati con un modellato sommario tipico dell’epoca, specialmente della plastica lombarda, ma di straordinaria efficacia nel visualizzare con valori che potremmo definire “espressionistici” i concetti base di Bene e di Male. Si tratta del Grifone e del Leviatano, animali che vengono ripetuti sia nella parte terminale sinistra sia in quella destra dell’elemento architettonico portato. Sono rappresentati affrontati l’uno all’altro nell’atto di attacco (Leviatano) e di difesa (Grifo). Leggiamone ora il significato descrivendone la natura e le caratteristiche:
Il Grifo o Grifone era un animale mostruoso con la testa, le ali e gli artigli di Aquila; il corpo e le zampe posteriori di Leone. I greci, come altri popoli antichi, credevano in questo animale favoloso e il cristianesimo lo usò simbolicamente per indicare la duplice natura di Cristo-Dio e Cristo-Uomo, l’unione di divino e umano. Rappresenta la vigilanza, la forza e il coraggio espresso dai due animali la cui sintesi formale lo identifica. La sua immagine fu usata molto nell’arte antica (Cattura del Grifone con esca umana in India, mosaico della “Grande caccia”, IV secolo, Piazza Armerina – Enna – Villa del Casale) e nei rilievi delle cattedrali medioevali (Grifone, Verona, Basilica di San Zeno; Grifoni, Agostino di Giovanni e il figlio Giovanni, 1320-1340, Grosseto, Duomo, Portale della fiancata meridionale; I mostri, Bari, Cattedrale; Pulpito, XII secolo, Lago d’Orta, Isola di San Giulio; Rilievi della facciata, XII secolo, Pavia, Chiesa di San Michele). Vengono raffigurati anche in alcune opere pittoriche (Pietà, Bartolomeo Bonasca, Modena, Galleria Estense). Viene usato positivamente in temi profani, mentre trainano il carro (Il trionfo dell’Amore casto, Francesco di Giorgio, XV secolo, New York, The Metropolitan Museum of Art; Il mese di Giugno, Pol de Limbourg, XV secolo, Chantilly, Musée Condé). Non fu rappresentato nell’arte paleocristiana.
Il Leviatano era un animale marino fantastico e negativo, descritto nella Bibbia. Il Leviathan era una specie di Balena, un grosso pesce che dominava gli abissi. Era sempre addormentato e, svegliarlo, avrebbe significato risvegliare tutte le forze del male che avrebbero causato la fine del mondo. L’Antico Testamento lo descrive così: “In quel giorno il Signore punirà / con la sua spada dura, grande e potente / il Leviatàn, serpente fuggente, / il Leviatàn, serpente tortuoso / ed ucciderà il dragone del mare”, (Isaia, 27, 1); “Puoi tu pescare con l’amo il levità, / e con la fune legare la sua lingua?/…Metti su di lui una mano, / pensa alla lotta! Non ricomincerai. /…Nessuno è tanto audace da osare di provarlo, / e chi mai potrebbe resistergli faccia a faccia?/…Su tutte le altezze egli guarda dall’alto, / egli è il re di tutte le fiere superbe!”, (Giobbe, 40, 25-32; 41, 2-26). E’ considerato il re del Caos, il simbolo misterioso dell’inconscio e dell’istinto che solo Dio può sconfiggere. Compare nelle raffigurazioni medioevali con la forma di pesce-coccodrillo con fauci e narici enormi, nei rilievi e nei mosaici pavimentali. Le facciate della chiesa di San Ruffino, del duomo di Assisi, e della chiesa Superiore di San Francesco, nella stessa città, recano nella cornice orizzontale della parte mediana, una teoria di questi mostri, a volte intervallati da altri animali fantastici. Anche nel portale principale della Collegiata della vicina San Quirico d’Orcia si impongono con forza alcune rappresentazioni del Leviatano che confermano l’importanza di questo simbolo negativo, neutralizzato, però, da altri animali il cui valore positivo è usato dalla Chiesa per sottolineare il principio di Bene e di Male, la lotta vittoriosa di Cristo sul Demonio..
La posizione delle formelle ricavate nel portale in questione esprime questo profondo significato cristiano: il Grifo rassicura il fedele che solo con Cristo e nella Chiesa può essere difeso dagli attacchi di Satana, il Demonio tentatore, il Maligno che incessantemente prova ad aggredire gli uomini, quasi sempre facile preda, e ammonisce il Drago-pesce, che figura con le fauci aperte e con la coda arrotolata, pronto ad approfittare per minare la sicurezza morale e spirituale del fedele, che i suoi tentativi sono vani.
Al centro dell’architrave, a fianco di ogni Grifo, a sinistra e a destra, sono raffigurate due aquile che, come gli altri animali, non sfuggono anch’esse ad una valutazione simbolica. Dai bestiari apprendiamo che l’Aquila è il simbolo dell’uomo che si rinnova alla sorgente dello spirito; assume il valore di Resurrezione, l’anima rinnovata dal battesimo: “Libera la tua vita dalla morte, / Ti corona di bontà e di misericordia / Sazia di bene i tuoi desideri: / La tua gioventù si rinnovellerà come quella dell’aquila.” (Salmi, 102, 4-5); “…e vola su nelle altezze del Sole della giustizia, Gesù Cristo, e spogliati dell’uomo vecchio e delle sue azioni, e immergiti tre volte nella fonte perenne, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; e spogliati dell’uomo vecchio, cioè del vecchio abito del demonio, e rivestiti dell’uomo nuovo, creato a immagine di Dio, e così anche in te si compirà la profezia di Davide: «Si rinnoverà come quella dell’aquila la tua giovinezza»” (Il Fisiologo, L’Aquila).
Non resta che andare a vederli da vicino; il visitatore ora sarà più attento e in grado di valutare significati nascosti e apprezzare pienamente i valori formali delle sculture.
Giombattista Corallo

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo, XII secolo, Castelnuovo dell’Abate (Siena)

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo,Veduta totale dalla facciata

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo, Portale laterale

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo, Parte sinistra dell’architrave del portale della fiancata destra

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo, Interno (parte sinistra)

Chiesa abbaziale di Sant’Antimo, Interno con raggio luminoso